Quando il grano maturò. Storie di gente r-esistente è un viaggio teatrale tra i paesi e le campagne d’Abruzzo in tempo di guerra. Attraverso il racconto vivo di un narratore che intreccia memorie famigliari e testimonianze storiche, si rievocano episodi di ordinaria straordinarietà: donne e uomini che, con l’arma della condivisione e il coraggio di gesti quotidiani, offrirono riparo a fuggiaschi, ex prigionieri di guerra e internati, barattarono la propria libertà per salvare vite, scelsero l’umanità quando tutto spingeva alla resa e alla diffidenza.
In scena, la tragedia del conflitto irrompe nella lingua sapida dei dialetti, nelle note di canti improvvisati attorno a un fuoco o in una cucina affollata di sapori antichi, dove la fame e la paura si confondono con la ferrea volontà di resistere. Emerge così un mosaico di volti e storie: nonne e nipoti, contadini e soldati, giovani partigiani e pastori che, con i loro silenzi, i loro amori e le loro r-esistenze, scrissero pagine fondamentali della Liberazione.
Dalle cronache dell’8 settembre 1943, con il paese in preda allo spaesamento, ai bombardamenti di Pescara e Sulmona, alle stragi che imbrattarono di sangue boschi e contrade, passando per gli slanci di solidarietà che sventarono il peggio fino agli spasmi concitati della lotta di Liberazione che grazie alle imprese della Brigata Maiella travalicò il territorio regionale risalendo la penisola – il 21 aprile del ’45 i maiellini sono tra i primi ad entrare a Bologna liberata – persino fino ad Asiago. Il testo intreccia la grande Storia con la vita minuta delle persone che non volevano “sapere più niente” eppure seppero tutto, quando si trattò di dare rifugio, un tozzo di pane, un cambio di vestiti a chi bussava alla porta.
In Quando il grano maturò, c’è spazio per la luce e il buio, per il riso che diventa respiro di speranza e per le lacrime che sgorgano di fronte al dramma di una madre, di un figlio, di una casa violata. Nel suo incedere poetico, il racconto ci restituisce tutta la forza di un popolo che seppe rialzarsi dagli orrori del conflitto grazie a un sentimento di comunità più forte di ogni ideologia. È una narrazione in cui la fame incontra la generosità, l’ostilità subisce la gentilezza e la memoria diventa atto di resistenza.
Questo libro è dunque un omaggio alla “gente r-esistente”, che seppe battersi con il cuore prima che con le armi, testimoniando un umanesimo radicato nelle pieghe di un’Italia rurale, povera di mezzi ma ricca di dignità. Raccontare di loro significa tramandare la linfa di un coraggio silenzioso, e offrire a chi ascolta l’esempio di un’umanità che, come il grano, matura anche tra le macerie.